Forse è azzardato ripescare un bel film a cartoni animati di qualche anno fa, per spiegare in tre parole quanto avvenuto in Giappone, alla Volley World Cup, nelle ultime due settimane. Azzurre prime, come nel 2007, e la coppa, per dirla alla Roberto Prini, resta in Italia.
Le ragazze di Massimo Barbolini, dopo un europeo a dir poco deludente (4° posto dopo le sconfitte con Germania e Turchia, semifinale e finalina), e una wild card per grazia ricevuta, sono sbarcate nella terra del Sol Levante senza Francesca Piccinini e Paola Cardullo, due perni storici del gruppo.
Eppure, nonostante il viatico scoraggiante e gli eventuali alibi per le assenze, Leo Lo Bianco e compagne hanno iniziato subito a macinare gioco e risultati, incamerando due vittorie, contro Cina e Giappone, che a posteriori dicono quanto già ottimo fosse stato l'approccio al torneo.
Torneo di qualificazione a Londra 2012, tra l'altro. Ecco, il risultato più importante, più atteso, più desiderato, era proprio questo, il pass olimpico. E' arrivato con due turni d'anticipo rispetto alla chiusura del calendario, in una rivincita sulle tedesche che ha avuto il sapore del riscatto definitivo.
Si potrebbe dire anche della vittoria sul Brasile, o del calo di tensione accusato contro le americane, o ancora del successo sulla Serbia. Ma più di tutto, da questa World Cup 2011, resta il senso di riscossa, per una squadra che neanche due mesi fa veniva data in calando, nonostante talenti purissimi e una guida, come quella di Massimo Barbolini, in discussione nonostante anni di risultati.
In proiezione London, essere già là (appena la seconda nazionale qualificata, tra maschi e femmine, dopo il Settebello) può rilassare i nervi e aiutare la concentrazione, per puntare spediti al podio. In fondo, il volley è la disciplina più mentale tra quelle di squadra.
