domenica 23 ottobre 2011

Dedicato a Simoncelli


Nel nostro weekend di sport (e nel mio di scienza e sport, su cui tornerò presto), si è conficcato come un chiodo nella carne l'incidente di Marco Simoncelli.

Era nato a Cattolica, è morto oggi a Sepang. Era solare, scanzonato, originale nel modo più intelligente in cui questa parola si può declinare. Era e tale rimarrà, per chi lo ha amato in pista e fuori.

Era più piccolo di me, di due anni, e questo mi sconvolge. Nello sport, la mia generazione è già entrata da un pezzo, e persino sorpassata, in alcuni casi. Simoncelli sembrava sempre ragazzino, molto più di Valentino Rossi, eterno golden boy, ma già segnato dalle tante battaglie su due ruote.

Simoncelli non era la copia di Vale. Era il fratellino, l'alter ego forse, ma non un clone. Era il testimonial di una grande azienda che vende elettrodomestici, non tanto per le sue vittorie (campione del mondo 250, nel 2008), quanto per la sua spontanea simpatia.

Era giovane, e come molti altri celebri personaggi morti giovani entrerà nel mito.
Era Sic, come si faceva chiamare nel paddock. E' Marco Simoncelli, per chi lo ha amato, in pista e fuori.

martedì 18 ottobre 2011

Post-illa al medagliere virtuale

Viene da chiedersi se davvero poi l'Italia dell sport valga una delle prime dieci posizioni del medagliere olimpico (seppur virtuale).

Questo dubbio nasce alla luce del previsto taglio dei fondi agli enti sportivi locali, per un totale non precisamente stimato. Dai 50 ai 100 milioni di euro,si dice. Tradotto in medaglie, verso Rio, può significare sparire o quasi dall'atlante di Olimpia.

Londra 2012, proiezione di top ten

Uno degli aspetti più divertenti dello sport, e dell'Olimpiade in particolare, è la frammentazione geografica che deriva da tante discipline e tante competizioni diverse. Da qui la domanda sui nostri colori, in chiave olimpica.

Come andrà l'Italia ai prossimi giochi olimpici? La risposta prova a darla il CONI, sul proprio sito in chiave Londra 2012. Si tratta di un medagliere virtuale, basato sulle prestazioni di ciascuna nazione ai più recenti campionati mondiali per disciplina. Ricorda molto quanto pubblica Sports Illustrated poco prima di ogni edizione dei giochi estivi ed invernali.

Il Coni ha il suo osservatorio, sempre vigile, che rivela spesso i movimenti tellurici, impercettibili ai più, pronti a sconvolgere la geografia olimpica.
Nulla di clamoroso in testa, da dove, ad oggi, Cina-USA-Russia non si schiodano. I cinesi caleranno inevitabilmente rispetto a Pechino, ma sono accreditato di 41 medaglie d'oro e oltre 100 piazzamenti complessivi sul podio. Idem gli Stati Uniti, tallonati però dall'orso russo: 81-78, il computo dei metalli più o meno pregiati.

Dal quarto al nono posto il passo è breve, per ori virtualmente conquistati. Australia, Germania e Giappone alla pari, Gran Bretagna e Francia a inseguire, l'Italia incalza da dietro. 12 possibili titoli per gli azzurri, un bottino che, come al solito, si fonda sulla scherma. Sono 34, le medaglie previste per i nostri colori, quante ne dovrebbe conquistare l'Australia, stando ai risultati più recenti degli aussies.

La top ten, in questo momento, è completata dalla Nuova Zelanda, seconda potenza australe, con 8 ori virtuali e 20 medaglie complessive. Mancherebbe all'appello l'Africa, che però, con il Kenya in undicesima posizione, sembra poter ambire ad un seggio tra i grandi.

La banale e basilare considerazione da fare, alla luce di questa proiezione di medagliere, è che tutto possa cambiare, da qui all'agosto del 2012, per l'imprevidibilità stessa dello sport e per l'equilibrio che regna in alcune discipline. Già oggi, però, si nota come nei primi dieci siano i paesi americani quelli meno rappresentati, mentre Europa ed Australasia occupano, a testa, circa metà delle posizioni. E si nota come l'Africa possa emergere davvero, stavolta, con almeno una nazione.

Tutto il resto del medagliere dice che il Brasile cresce e crescerà ancora, ma in proiezione Rio de Janeiro 2016; che l'Asia, con coreani del sud ed iraniani, può trovare nuove fonti di medaglie; che in Europa sopravvivono, anche senza exploit, i medio-piccoli paesi con maggiore cultura sportiva (Spagna-Polonia-Ungheria-Olanda)...

Ma tutto questo, si è detto, è virtuale, in attesa dei giochi veri, tangibili e concreti della prossima estate. Allora sì che ci divertiremo a studiare l'atlante e ad imparare le bandiere più improbabili.

venerdì 14 ottobre 2011

Chi nuota e porta la croce

Reazioni indignate da mezza Italia alle parole di Federica Pellegrini, sulla possibilità per lei, atleta simbolo del nuoto azzurro, di portare la bandiera italiana alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Londra 2012.

Adesso, che ci si indigni per questo, in un Paese che non sa indignarsi per ben altro (la politica, in primis, ma anche le condizioni del lavoro giovanile, ecc.) a me personalmente fa parecchio ridere. C'è sicuramente chi ci specula sopra, chi prende posizione solo per far comparire il proprio nome tra le righe d'agenzia, chi coglie la palla al balzo per professare pubblicamente la propria fede (minuscola). Ma c'è anche una parte di Paese che, alla notizia del gran rifiuto di Fede, ha pavlovianamente reagito, stracciandosi le vesti, o quanto meno scuotendo il capo con autoritaria riprovazione. Non c'è più rispetto per i simboli.

Eppure, la Fede più forte che c'è è la stessa che l'inno di Mameli lo fa suonare in piscina con una frequenza bestiale, a seguito di prestazioni accecanti, nel naturale scorrere delle cose, quando si ha talento e lo si mette a frutto. E' la stessa quando vince un oro e quando rifiuta di portare la bandiera. Si dirà, si critica l'uscita, non l'atleta. D'accordo, ma viene altrettanto naturale (come le sue vittorie) pensare che, rifiutando oggi, sarà lei rifiutata domani (dalla rosa delle future candidate al ruolo di portabandiera). E quindi, che rifiutando oggi Fede si sia chiamata fuori hic et nunc, nunc et semper dal film della cerimonia. Al massimo, farà la comparsa, certo non la protagonista.

Tutto questo ricorda l'analoga vicenda di Massimiliano Rosolino, che rifiutò la parte per motivi identici a quelli della Pellegrini. Eppure, per il Cagnaccio non ci fu la levata di scudi odierna, forse per maggiore discrezione nel declinare, forse per minore "attaccabilità" del personaggio, scanzonato ma saldo nel canone italico. La Pellegrini, da questo punto di vista, è assai più impallinabile, non fosse solo per quel suo vizio di vincere.
Tuttavia, si fa fatica (noi sì) a credere che i nuotatori non possano reggere lo sforzo di portare la bandiera alla cerimonia, quanto si fa fatica a credere che l'affermazione "non fa per me, l'onore vada ad un altro (o un'altra)", sia davvero un motivo di indignazione, in un Paese dove molti pensano di poter e saper fare tutto.

Sia dunque portabandiera Josefa Idem, o lo sia Valentina Vezzali, o chiunque possa rappresentarci in modo vincente e abbia voglia di metterci la faccia (e le gambe). L'importante, però, è che non nuoti.

martedì 11 ottobre 2011

L'eterno ritorno dell'uguale

Senza fare tanta filosofia, Vezzali e Montano campioni mondiali nelle rispettive armi significano tanto, soprattutto in prospettiva Londra 2012.

Valentina Vezzali ha battuto la sua giovane, nuova rivale, Elisa Di Francisca: come lei jesina, non quanto lei affamata di vittorie, a giudicare dalla grinta (e dal risultato) visti in pedana a Catania, questa sera. E' vero che la Di Francisca, un anno fa, detronizzò la più celebrata compagna, ma è altrettanto vero che quanto le tolse stasera ha restituito con un po' di interessi. E c'è da giurare che la sfida si rinnoverà a Londra dove, dovessi scommettere, punterei ancora sull'eterna Valentina. Iena, uguale a come è sempre stata.

Aldo Montano ha battuto il tedesco Limbach per 15-13, dopo una serie di montagne russe, che ricordano proprio la carriera dello sciabolatore livornese. Partenza incerta, grande recupero fino ad avere la chance di chiudere, sul 14-9. Poi di nuovo incertezza, con Limbach che rimonta, stoccata su stoccata, fino al 14-13. Il guizzo decisivo di Montano chiude l'incontro ai 15, ed è la prima volta mondiale per il campione olimpico di Atene 2004. Che sia il binario giusto per arrivare in cima a Londra? Folle genio, uguale a come è sempre stato.

Parbleu la gaffe!

E' sempre divertente leggere e commentare la notizia di una "fuga al Tour". Per una volta, non è un ciclista a scappare dal gruppone, bensì il percorso stesso.

Simpatica quanto clamorosa, la notizia, appunto. Nessuna suspence, per quello che è un canonico evento d'autunno. Alla presentazione ufficiale del percorso, tutti sapranno già dove e quando si correrà, con notevole delusione di chi sta preparando l'appuntamento, magari lavorando sodo per allestire uno show sullo show.

Niente da fare, potenza (o debolezza) di internet. Azzardo: questa gaffe è lo specchio di una certa decadenza del Tour, che dopo la cura Festina (e ancor di più la cura Armstrong) è sempre meno credibile, e sempre più approssimativo. Peccato che si approssimi sempre per difetto.

mercoledì 5 ottobre 2011

Il tifone Andrea

L'autunno, che di norma inizia il 23 settembre, porta con se piogge, giornate corte e qualche sprazzo di caldo sopravvissuto all'estate. Tra le piogge, di varia intensità, si è distinto un tifone (umano, femminile), abbattutosi sul veloce campo del Master 1000 di Pechino e sulla testa dell'insopportabile corsa, nel senso di Marion Bartoli. Sto parlando di Andrea Petkovic, professione tennista, danzatrice per hobby, tifone per vocazione.
La slavotedesca è stata buona buona nel primo set, sbagliando tutto lo sbagliabile di dritto, ma si è tenuta in corsa. Era il cielo nuvoloso che si addensava lì, sulla testa della Bartoli.
Poi la francesotta si è presa il primo game del secondo set, mulinando le braccia come chi vuole salutare dalla riva un natante. Un ultimo raggio di sole, prima del tifone Andrea. Sistemato il dritto, innestata la marcia giusta in battuta, corretta l'impostazione mentale, si è scatenato il fenomeno meteotennistico.

L'acqua ha iniziato a cadere fredda e inarrestabile, sul blu sintetico di Pechino. Dei successivi 15 games, 11 sono andati alla Petkovic: un diluvio di punti, e la Bartoli sembrava sommersa.
Poi la pioggia è calata di consistenza, ha rallentato fino quasi a fermarsi. Cinque pari al terzo, ed sembrava riemersa la capoccia agitata. Anzi no, aveva tirato fuori il naso dall'acqua per poi esser nuovamente coperta, tra tuoni e lampi.

Andrea Petkovic ha battuto Marion Bartoli 4-6, 6-4, 7-5. Un passo di danza, per festeggiare, come un refolo ad annunciare lo schiudersi delle nubi. Al prossimo tifone.

domenica 2 ottobre 2011

Obiettivo Olimpiade sui Global Games 2011

Non so se sia "politically correct", incorporare un contributo da Youtube a sua volta preso da Sky Sport 24. In ogni caso, credo che vedere il filmato qui sotto sia un buon modo per conoscere meglio i Global Games, grazie alle parole di Luca Pancalli, e grazie alla squadra olimpica di Sky Sport...
Buona visione!

Due delusioni dannatamente diverse

Doveva essere il weekend dei sogni, per l'azzurro ovale e per quello sotto rete.
L'Italrugby, stamane, poteva realizzare il sogno di accedere ai quarti di finale della Rugby World Cup 2011, affrontando l'Irlanda in un vero e proprio spareggio.
L'Italvolley (al femminile) si è giocato ieri, in semifinale contro la Germania, la possibilità di uno storico tris ai Campionati Europei.
E' finita male, sia ieri pomeriggio che stamattina. E' finita con due delusioni, così dannatamente diverse tra loro, eppure uguali, per l'amaro che hanno lasciato in bocca ai tifosi italiani.

Tremendo il ko subito dalle ragazze di Barbolini contro le teutoniche del "Bruto" Guidetti. Tu quoque, mein Sohn, ed è 3-0 per la Kozuch e compagne. 25-22, 25-22, 25-17, inappellabile. L'Italia è mancata un po' dovunque, ma pauroso è stato il confronto tra i due muri: perfetto quello tedesco, inefficace quello italiano. Un peccato, soprattutto perché le nostre ragazze avevano mostrato un grande stato di forma contro l'Olanda, nei quarti. Resta la finalina contro la Turchia, per conquistare un bronzo di rimpianti.

In Nuova Zelanda, invece, c'era da capire se il ciclo di Mallett con la nazionale italiana si sarebbe concluso contro l'Irlanda, oppure nei quarti di finale, per uno storico risultato.
Gli azzurri hanno resistito nel primo tempo, ci hanno creduto, finché l'Irlanda non ha segnato quelle due mete ad un'Italia in imbarazzo evidente. Le buone cose della prima frazione sono evaporate, qualche scelta di Mallett che può far discutere, in generale la mentalità e la concentrazione iniziale sono svanite. Asfaltati dai verdi, addio quarti di finale, addio Mallett. Si chiude un capitolo, si volta pagina, ma l'impressione è che sarebbe bastato poco di più per scrivere la storia.

Se ne vanno due sogni. Per il volley femminile, era l'occasione di centrare un tris, con la consapevolezza del talento di un gruppo già vincente. Eppure inspiegabile è stato l'atteggiamento della Piccinini e compagne, sempre sotto nel punteggio, sempre a inseguire, mai davvero in partita.
Per il rugby, l'appuntamento è rimandato di quattro anni, ma la strada è lunga e piena di incognite. Resta lo stato a dir poco preoccupante dei nostri sport di squadra, che, tolte le nazionali di pallanuoto e baseball, non vincono più da nessuna parte.