C'è blog e blog. Ci sono blogger e blogger.Ci sono i blogger perfezionisti, i maniaci, i sentimentali. Ci sono i blogger per caso, che seguono una scia lanciata dai nostri avi, e da noi che 10 anni fa eravamo le nuove leve. Ci sono i blogger pentiti, poi ripentiti e poi strapentiti. Mi riconosco in quest'ultima categoria. Per quanto mi abbia dato piacere, guidare il fragile vascello che state leggendo, ho concentrato gli sforzi altrove, in questi 18 mesi passati. Ma come tutte le vere passioni, mai sopite veramente, un post sul blog è qualcosa di necessario, ad un certo punto. Il blog è questo Passport, il post prende spunto dalla data di domani, il domani del me che scrive.
Un anno fa ero a Londra, ed era la vigilia dell'inaugurazione, per i XXX Giochi Olimpici moderni. La terza volta sotto il Big Ben, la prima volta per il bambino troppo cresciuto che sono. Un anno fa, stavo lavorando, è vero, ma ero dentro all'esperienza più esaltante che abbia mai vissuto. E di quest'entusiasmo, che mi irradia ancora adesso, avrei voluto contagiare ogni altra persona che ho incontrato lì, a partire dai colleghi della variegata e bellissima "Squadra Olimpica" di Sky Sport. Ero il più giovane, in mezzo a maestri di giornalismo, di editing e di comunicazione. Che meraviglia solo ripensarlo! Ho tante immagini in testa, così tante che spero di non perderne mai nemmeno una, per quanto utopistico sia scriverlo. Soprattutto, ho gli incontri, di persone uniche perché unica era l'occasione, e di comune c'era solo quello spirito olimpico tanto decantato da sembrare un cliché. Non è così, non può esserlo: l'Olimpiade, come massima consacrazione dei valori sportivi, non può essere tale.
Gli incontri, dicevo. Ne dovrei raccontare tantissimi, non volevano mai finire. Ne cito solo alcuni che sembrano freschi di frigo e invece hanno 12 mesi. La squadra di Sky, è logico, sparsa davanti all'Holiday Inn di Regents Park. Gianluca Vialli, con il quale lavorare è stato tanto un onore quanto un piacere. I ragazzi (tutti italiani) dello Starbucks di London Bridge station. Gli allegri compagnoni di MTV Brasil, che dividevano con noi uffici e stampanti a 2 More London. I vicini di stanza rumorosi di Witan Street. La mia amica Sara, con la quale sono cresciuto, e che ritrovare a Londra fuori da Angel station è stato certo più divertente che incontrarla sotto casa a Genova.
Ne avrei ancora per ore. Di fotografie nitide e di altre più sfocate. Di personaggi da sviscerare e di aneddoti. Con la scusa di Londra, ho riempito un post, ho riaperto il blog, ho sbloccato il mio cuore. Rapito, in estasi, da quei cerchi appesi in cima a Tower Bridge.
Che bello poter dire un anno dopo "io c'ero". Solo chi era a Londra può capire. Viva lo sport!
RispondiElimina