C'è blog e blog. Ci sono blogger e blogger.Ci sono i blogger perfezionisti, i maniaci, i sentimentali. Ci sono i blogger per caso, che seguono una scia lanciata dai nostri avi, e da noi che 10 anni fa eravamo le nuove leve. Ci sono i blogger pentiti, poi ripentiti e poi strapentiti. Mi riconosco in quest'ultima categoria. Per quanto mi abbia dato piacere, guidare il fragile vascello che state leggendo, ho concentrato gli sforzi altrove, in questi 18 mesi passati. Ma come tutte le vere passioni, mai sopite veramente, un post sul blog è qualcosa di necessario, ad un certo punto. Il blog è questo Passport, il post prende spunto dalla data di domani, il domani del me che scrive.
Un anno fa ero a Londra, ed era la vigilia dell'inaugurazione, per i XXX Giochi Olimpici moderni. La terza volta sotto il Big Ben, la prima volta per il bambino troppo cresciuto che sono. Un anno fa, stavo lavorando, è vero, ma ero dentro all'esperienza più esaltante che abbia mai vissuto. E di quest'entusiasmo, che mi irradia ancora adesso, avrei voluto contagiare ogni altra persona che ho incontrato lì, a partire dai colleghi della variegata e bellissima "Squadra Olimpica" di Sky Sport. Ero il più giovane, in mezzo a maestri di giornalismo, di editing e di comunicazione. Che meraviglia solo ripensarlo! Ho tante immagini in testa, così tante che spero di non perderne mai nemmeno una, per quanto utopistico sia scriverlo. Soprattutto, ho gli incontri, di persone uniche perché unica era l'occasione, e di comune c'era solo quello spirito olimpico tanto decantato da sembrare un cliché. Non è così, non può esserlo: l'Olimpiade, come massima consacrazione dei valori sportivi, non può essere tale.