Visualizzazione post con etichetta basket. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta basket. Mostra tutti i post

giovedì 29 settembre 2011

Se arriverà Kobe

[Sul treno, tramonto padano]

Il commercial tour di Kobe Bryant in Italia sta mandando in delirio quantità inenarrabili di fan. Giusto così, il personaggio lo merita, ancor di più lo merita il giocatore.
Quel fenomeno di Kobe avrà pure un nome giapponese, ma mastica l'italiano più di qualsiasi altra lingua (except english, of course). La sua storia familiare, la sua passione per il Belpaese, il fascino irresistibile esercitato sui fans rendono il matrimonio Bryant-Italia quasi inevitabile,sotto il lockout NBA.
Non ci fossero i soldi. Già, proprio loro, più forti di un amore già scritto nel destino.
Ci penserá Sabatini a portare Kobe alla Virtus? Sarà capace di superare il money-talk-show?
Speriamo di sì. Intanto,continuiamo a sognarlo sui nostri parquet.

[e il Sole va giù come la palla nel canestro].


giovedì 15 settembre 2011

Eurobasket 2011: why? why? why?


La tripla domanda del titolo, che continuo a farmi senza troppa soluzione da ieri sera, è lo specchio della tripla di Ilievski che, poche ore fa, a Kaunas (Lituania), ha eliminato i padroni di casa in favore di una nazionale giallorossa, dal nome per giunta simpatico: Macedonia.

Perché? Perché una nazione con poco più di due milioni di abitanti e una tradizione cestistica molto recente (dopo l'indipendenza dalla Jugoslavia, aveva disputato solo altri due Campionati Europei, 1999 e 2009, conquistando il 13° e 9° posto) può far fuori il faro del basket baltico?

Perché? Perché una formazione senza grandi riserve, imperniata su Lester McCalebb, riesce a battere non solo la Lituania a domicilio, ma anche i cugini croati e bosniaci, per non parlare della Grecia?

Perché? Perché la nazionale d'Italia guarderà il torneo olimpico di Londra da casa, proprio nel momento in cui abbiamo tre giocatori NBA nelle nostre file?

Tre domande, la cui risposta non può essere cercata solo nelle prestazioni sul parquet. Ma non saprei spiegare, in due parole, da dove viene la fortuna di quelli e il patimento dei nostri. So soltanto che, anche per uno cresciuto con il mappamondo post Muro di Berlino, suona male sentire degli exploit macedoni, dopo aver sentito lo sfogo di Pianigiani.

Macedonia amara.

venerdì 1 luglio 2011

NBA, Lock out in vista... Quanto dista l'Italia?

E' rottura, tra i proprietari delle franchige NBA e l'associazione dei giocatori. Le ragioni sono da cercare nei costi degli ingaggi, lievitati a dismisura, e non più sostenibili, secondo i padroni delle squadre.
Dall'altra parte della barricata, i giocatori ritengono di non doversi sacrificare più di tanto per far andare avanti il gioco.

Il dato più rilevante è che 22 squadre su 30 hanno i conti in rosso, e le perdite globali sono stimate attorno ai 340 milioni di dollari annui.
La NBA sembra un pianeta distante dallo sport italiano, per lo spettacolo che produce, per la qualità dei suoi talenti (nazionali e stranieri), per il giro d'affari nettamente superiore a quello di qualsiasi campionato italiano, basket e non. Eppure, la situazione, a mio avviso, potrebbe e dover suggerire qualcosa al nostro sport.


L'America del basket non ha più soldi per pagare i giocatori, i quali hanno preso il comando vero e proprio delle operazioni. I diritti tv e i ricavi delle partite non bastano più a sostenere i costi di gestione. Stiamo parlando di palazzetti moderni, dove il merchandising e il marketing sono assai più evoluti che dalle nostre parti.

Dunque, è logico credere che se negli Stati Uniti si è venuta a creare questa situazione, e se la soluzione non pare alla portata di mano per i dirigenti a stelle strisce, non diversamente da noi, quando si arriverà al punto di rottura, il lock out sarà il minimo.
In Italia, però, c'è la sindrome dell'orchestra del Titanic, nello sport come nella società: si continua a suonare come se l'iceberg non ci stesse per colpire (o non ci avesse già colpito!). E' il vecchio ritornello della canzone "Finché la barca va...", e basti questo a spiegare la tristezza della nostra mentalità.

Facile, quanto sterile, fare moralismi sugli ingaggi elevati degli sportivi, confrontati con gli stipendi degli operai e dei co.co.pro. Più difficile, ma più utile, sarebbe ragionare su un nuovo modello di sport professionistico, equilibrato a livello economico ed attento alla qualità dello spettacolo. Sia la NBA, sia la Serie A, sia quello che volete: America e Italia non sono così distanti.