E' rottura, tra i proprietari delle franchige NBA e l'associazione dei giocatori. Le ragioni sono da cercare nei costi degli ingaggi, lievitati a dismisura, e non più sostenibili, secondo i padroni delle squadre.
Dall'altra parte della barricata, i giocatori ritengono di non doversi sacrificare più di tanto per far andare avanti il gioco.
Il dato più rilevante è che 22 squadre su 30 hanno i conti in rosso, e le perdite globali sono stimate attorno ai 340 milioni di dollari annui.
La NBA sembra un pianeta distante dallo sport italiano, per lo spettacolo che produce, per la qualità dei suoi talenti (nazionali e stranieri), per il giro d'affari nettamente superiore a quello di qualsiasi campionato italiano, basket e non. Eppure, la situazione, a mio avviso, potrebbe e dover suggerire qualcosa al nostro sport.
L'America del basket non ha più soldi per pagare i giocatori, i quali hanno preso il comando vero e proprio delle operazioni. I diritti tv e i ricavi delle partite non bastano più a sostenere i costi di gestione. Stiamo parlando di palazzetti moderni, dove il merchandising e il marketing sono assai più evoluti che dalle nostre parti.
Dunque, è logico credere che se negli Stati Uniti si è venuta a creare questa situazione, e se la soluzione non pare alla portata di mano per i dirigenti a stelle strisce, non diversamente da noi, quando si arriverà al punto di rottura, il lock out sarà il minimo.
In Italia, però, c'è la sindrome dell'orchestra del Titanic, nello sport come nella società: si continua a suonare come se l'iceberg non ci stesse per colpire (o non ci avesse già colpito!). E' il vecchio ritornello della canzone "Finché la barca va...", e basti questo a spiegare la tristezza della nostra mentalità.
Facile, quanto sterile, fare moralismi sugli ingaggi elevati degli sportivi, confrontati con gli stipendi degli operai e dei co.co.pro. Più difficile, ma più utile, sarebbe ragionare su un nuovo modello di sport professionistico, equilibrato a livello economico ed attento alla qualità dello spettacolo. Sia la NBA, sia la Serie A, sia quello che volete: America e Italia non sono così distanti.

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