Penultimo atto della coppa del mondo femminile di calcio, edizione 2011, ospitata dalla Germania. Alle semifinali sono giunte le nazionali di Giappone e Svezia, che si sfideranno mercoledì prossimo a Francoforte, e quelle di Francia e Stati Uniti, in scena sempre mercoledì, ma a Moenchengladbach.
Ciò che è davvero interessante di questo torneo, al di là dell'aspetto tecnico (le donne toccano il pallone bene quanto gli uomini, se non di più, solo in Italia non ce ne accorgiamo...), è la differenza netta tra le bandiere che dominano, rispetto all'evento maschile.
Se vi avessero raccontato che le semifinali di Sudafrica 2011 avevano visto sfidarsi la Svezia di Ibra contro il Giappone di Nagatomo, oppure gli Stati Uniti di Donovan contro la Francia di Benzema, non vi sarebbe venuto un minimo sospetto che qualcosa fosse andato storto?
Eppure, la realtà è questa, in campo femminile. Ai quarti, tutti gli incontri sono stati equilibrati e spettacolari. La Germania, dominatrice in passato, si è fatta eliminare in casa dalle giapponesi, ai supplementari. L'Inghilterra ha perso ai rigori contro la Francia, ma in questo caso almeno una "nobile" sarebbe comunque arrivata in semifinale. Il Brasile è stato eliminato dagli USA, in quella che poteva benissimo essere una finale per il titolo, ed è stato solo un quarto. Infine, a contendersi un posto tra le prime quattro sono state, appunto, Svezia e Australia. Non pervenute la Spagna, l'Argentina, l'Italia, l'Uruguay...
In campo femminile, la tradizione è diversa, d'accordo. L'albo d'oro mondiale, dal 1991, recita USA-Norvegia-USA-Germania-Germania. Ai giochi olimpici, le americane hanno sempre disputato la finalissima, dalla prima edizione del torneo femminile, nel 1996, lasciando l'oro solo in un caso, alle norvegesi, a Sydney 2000. Ma la logica vorrebbe che lo sviluppo di uno sport (e di quale sport si sta parlando!) fosse paritario e uniforme, specie nei Paesi dove maggiore è l'interesse per la disciplina. In Italia, si fa fatica a far passare il professionismo nel calcio femminile, per cui è inutile sperare di ottenere risultati significativi a livello mondiale. Magari vogliamo far intervenire il ministro per le pari opportunità?

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