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giovedì 14 luglio 2011

Hope del Giappone

La finale della VI edizione del mondiale di calcio femminile vedrà scendere in campo gli Stati Uniti e il Giappone. Se per le americane, già alla vigilia del torneo favorite, si tratta del terzo appuntamento per salire sul tetto del mondo (dopo le vittorie del 1991 e del 1995), per le giapponesi si tratta di una prima assoluta, e comunque del miglior risultato di sempre nel campionato del mondo (in precedenza, solo i quarti nel 1995). I confronti diretti in una fase finale del mondiale è altresì favorevole alle americane, vittoriose per 3-0 sulle nipponiche, nel 1991, e per 4-0 nel 1995.

Il pronostico dice quindi USA, ma questo Giappone (detto Nadeshiko Japan, ossia la nazionale del garofano, simbolo della squadra) è una compagine che va oltre i valori tecnici e agonistici. Questo Giappone rappresenta la speranza di un intero popolo, che non vuole chinare il capo di fronte al destino. La crescita esponenziale di Cina e India, e il recente disastro dello tsunami sembravano aver relegato il Giappone a ex potenza mondiale, e a potenza locale in Asia. Lo sport, e questo torneo di calcio in particolar modo, sembrano poter restituire prestigio e dignità a chi, allo sport, ha sempre dedicato passione, serietà e competenza.

I giapponesi tutti meriterebbero un trionfo, dopo quanto subito nei mesi recenti, ma si sa che il calcio è un universo a sè, e allora viva Hope Solo, la giocatrice più rappresentativa delle Yanks a caccia della terza stella. Lei, di professione portiere, è ammirata tanto per il talento quanto per l'avvenenza, ma forse ancora di più attrae quel nome, carico di malinconia e speranza. Le stesse caratteristiche di quel fiero popolo dell'estremo oriente, pronto a festeggiare, a suo modo, un eventuale trionfo delle sue ragazze.

HIGHLIGHTS SEMIFINALI FIFA WOMEN'S WORLD CUP

Giappone - Svezia 3-1
Usa - Francia 3-1

lunedì 11 luglio 2011

Donne sul tetto del mondo

Penultimo atto della coppa del mondo femminile di calcio, edizione 2011, ospitata dalla Germania. Alle semifinali sono giunte le nazionali di Giappone e Svezia, che si sfideranno mercoledì prossimo a Francoforte, e quelle di Francia e Stati Uniti, in scena sempre mercoledì, ma a Moenchengladbach.

Ciò che è davvero interessante di questo torneo, al di là dell'aspetto tecnico (le donne toccano il pallone bene quanto gli uomini, se non di più, solo in Italia non ce ne accorgiamo...), è la differenza netta tra le bandiere che dominano, rispetto all'evento maschile.

Se vi avessero raccontato che le semifinali di Sudafrica 2011 avevano visto sfidarsi la Svezia di Ibra contro il Giappone di Nagatomo, oppure gli Stati Uniti di Donovan contro la Francia di Benzema, non vi sarebbe venuto un minimo sospetto che qualcosa fosse andato storto?

Eppure, la realtà è questa, in campo femminile. Ai quarti, tutti gli incontri sono stati equilibrati e spettacolari. La Germania, dominatrice in passato, si è fatta eliminare in casa dalle giapponesi, ai supplementari. L'Inghilterra ha perso ai rigori contro la Francia, ma in questo caso almeno una "nobile" sarebbe comunque arrivata in semifinale. Il Brasile è stato eliminato dagli USA, in quella che poteva benissimo essere una finale per il titolo, ed è stato solo un quarto. Infine, a contendersi un posto tra le prime quattro sono state, appunto, Svezia e Australia. Non pervenute la Spagna, l'Argentina, l'Italia, l'Uruguay...

In campo femminile, la tradizione è diversa, d'accordo. L'albo d'oro mondiale, dal 1991, recita USA-Norvegia-USA-Germania-Germania. Ai giochi olimpici, le americane hanno sempre disputato la finalissima, dalla prima edizione del torneo femminile, nel 1996, lasciando l'oro solo in un caso, alle norvegesi, a Sydney 2000. Ma la logica vorrebbe che lo sviluppo di uno sport (e di quale sport si sta parlando!) fosse paritario e uniforme, specie nei Paesi dove maggiore è l'interesse per la disciplina. In Italia, si fa fatica a far passare il professionismo nel calcio femminile, per cui è inutile sperare di ottenere risultati significativi a livello mondiale. Magari vogliamo far intervenire il ministro per le pari opportunità?