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lunedì 18 luglio 2011

Giappone mondiale, USA sconfitti ai rigori


Come nelle favole più belle, il Giappone conquista il titolo di campione del mondo nel calcio femminile, sconfiggendo ai rigori gli Stati Uniti, favoriti della vigilia. Non si può parlare forse di vittoria di Davide su Golia, ma è certo che i bookmakers davano Hope Solo e compagne nettamente in vantaggio, sulla carta. Invece, l'incontro ha riservato emozioni e sorprese, dimostrando che la capacità di divertire con il pallone tra i piedi non è una prerogativa solo maschile.

Al contrario, la favola del Giappone è stata scritta da ragazze solide e tenaci, che hanno fatto dello spirito di gruppo il proprio cardine. A tutto ciò, si è aggiunta la classe trascinante del capitano giapponese, Homare Sawa, capocannoniere del torneo. La Sawa, nominata anche miglior giocatrice della competizione, ha illuminato il rapido gioco nipponico, con passaggi raffinati, che a me personalmente hanno ricordato l'estro di Andrea Pirlo, proprio quello di Germania 2006. Due volte sotto nel punteggio, il Giappone ha ottenuto la parità sia nei tempi regolamentari sia in quelli supplementari. Qui è stata proprio la Sawa a pareggiare, a tre minuti dal termine, con un colpo di tacco su calcio d'angolo (e qui i paragoni con Roberto Mancini e Zlatan Ibrahimovic si possono sprecare...): roba che difficilmente si vede, anche in partite di minor importanza, figurarsi in una finale mondiale.

Sugli Stati Uniti, c'è poco da dire: è di sicuro una squadra di talenti, a partire da Abby Wombach, strepitosa centravanti, capace di segnare il gol del momentaneo vantaggio americano nei supplementari, e in generale vera anima della squadra a stelle e strisce. Ma si può citare anche Alex Morgan che, pur da subentrata, ha dato un contributo di spessore, segnando il primo gol statunitense. Discorso a parte va fatto per Hope Solo: raramente un portiere viene osannato solo per un facile intervento in area. A lei tocca ogni volta che il pallone passa per le sue mani o i suoi piedi, creando il curioso caso di un ovazione per un intervento banale. Il suo essere personaggio da copertina non ha coinciso però con la sua prestazione in finale. Il gol del 2-2 segnato dalla Sawa è stato preceduto da un siparietto della stessa Solo, che pareva essersi infortunata, ma probabilmente stava solo perdendo tempo. Sempre sul gol del 2-2, la bella Hope non è parsa irreprensibile, esattamente come ai rigori. Uno parato, tre gol subiti, il brutto vizio di muoversi in anticipo. Il suo "guanto d'oro", premio al miglior portiere del torneo, pare immeritato, tanto quanto il medesimo riconoscimento sarebbe stato meritato da Ayumi Kaihori, estremo difensore nipponico, autrice di una gara strepitosa.
Chissà se Blatter, dovendo già premiare il Giappone campione del mondo, non abbia voluto compensare la delusione americana. O magari, semplicemente, non abbia voluto fare del marketing.

Giappone-Stati Uniti 5-3 d.c.r. (2-2 d.t.s.)

giovedì 14 luglio 2011

Hope del Giappone

La finale della VI edizione del mondiale di calcio femminile vedrà scendere in campo gli Stati Uniti e il Giappone. Se per le americane, già alla vigilia del torneo favorite, si tratta del terzo appuntamento per salire sul tetto del mondo (dopo le vittorie del 1991 e del 1995), per le giapponesi si tratta di una prima assoluta, e comunque del miglior risultato di sempre nel campionato del mondo (in precedenza, solo i quarti nel 1995). I confronti diretti in una fase finale del mondiale è altresì favorevole alle americane, vittoriose per 3-0 sulle nipponiche, nel 1991, e per 4-0 nel 1995.

Il pronostico dice quindi USA, ma questo Giappone (detto Nadeshiko Japan, ossia la nazionale del garofano, simbolo della squadra) è una compagine che va oltre i valori tecnici e agonistici. Questo Giappone rappresenta la speranza di un intero popolo, che non vuole chinare il capo di fronte al destino. La crescita esponenziale di Cina e India, e il recente disastro dello tsunami sembravano aver relegato il Giappone a ex potenza mondiale, e a potenza locale in Asia. Lo sport, e questo torneo di calcio in particolar modo, sembrano poter restituire prestigio e dignità a chi, allo sport, ha sempre dedicato passione, serietà e competenza.

I giapponesi tutti meriterebbero un trionfo, dopo quanto subito nei mesi recenti, ma si sa che il calcio è un universo a sè, e allora viva Hope Solo, la giocatrice più rappresentativa delle Yanks a caccia della terza stella. Lei, di professione portiere, è ammirata tanto per il talento quanto per l'avvenenza, ma forse ancora di più attrae quel nome, carico di malinconia e speranza. Le stesse caratteristiche di quel fiero popolo dell'estremo oriente, pronto a festeggiare, a suo modo, un eventuale trionfo delle sue ragazze.

HIGHLIGHTS SEMIFINALI FIFA WOMEN'S WORLD CUP

Giappone - Svezia 3-1
Usa - Francia 3-1