Stanotte, alle 2.45 ora italiana, parte la Copa América 2011, organizzata dall'Argentina, 24 anni dopo l'ultima sua edizione, presente Diego Maradona.
Quella volta, però, non fu Diego a vincere, bensì l'Uruguay di Enzo Francescoli. Il dramma per i tifosi argentini fu totale, e il fatto di non aver vinto le due edizioni da campioni del mondo in carica (quella dell'87, appunto, e quella del 1989, contro gli eterni rivali brasiliani, in casa loro) provocò un vero e proprio shock, cui si aggiunse la controversa sconfitta di Roma del 1990. Il fato sembrò tornare a sorridere all'Albiceleste con le due vittorie sudamericane del 1991 e del 1993, ma da allora nessun altro titolo continentale o mondiale è volato sulla Pampa. Certo, le ultime edizioni dei Giochi Olimpici hanno portato due ori preziosissimi nella bacheca argentina. Proprio dall'ultima edizione dei Giochi, Pechino 2008, può e deve ripartire l'Albiceleste, e dal suo uomo simbolo, che quell'oro l'ha vinto: Lionel Messi.
Inutile aggiungere che tutti gli obiettivi sono puntati su Leo, stante il paragone con El Diego. Confrontando il palmares dei due, si legge che il Pibe non ha mai toccato una Coppa dei campioni, Messi già tre; Leo non ha ancora saputo trascinare i suoi al trionfo mondiale, Maradona in Messico, si sa, fu un marziano tra i terrestri. Questa Copa América sembra essere il banco di prova definitivo per Messi: vincere in patria lo porrebbe definitivamente sullo stesso piano di Diego.
Non sarà facile per il leader dell'Albiceleste. La concorrenza è agguerrita come non mai. Stavolta non c'è solo il Brasile, che anzi pare depotenziato rispetto ai suoi standard usuali. Certo, Pato e Robinho sono freschi campioni d'Italia, Neymar e Ganso gli astri nascenti, Lucio ed Elano i trascinatori di sempre, ma manca un fenomeno assoluto. Manca un Messi, insomma.
C'è però un Uruguay fresco di quarto posto mondiale in Sudafrica, e quindi migliore sudamericana piazzata. Cavani-Forlan-Suarez forse non varranno Lavezzi-Messi-Tevez, ma di sicuro la loro pericolosità complessiva non è così dissimile.
Da non sottovalutare il Cile del Nino Maravilla, Alexis Sanchez, vero protagonista del mercato europeo. Da non sottovalutare nemmeno il Paraguay, tradizionalmente una squadra difensivista, che però ha in Lucas Barrios una brillante punta di diamante. Più staccate le altre formazioni, come inevitabile che sia, per tradizione e livello dei propri club. Forse il Messico, forse l'Ecuador potrebbero dire la loro, ma si tratterebbe comunque di outsider già nei loro gironi, non certo di indiziate per la vittoria finale.
In ogni caso, molto starà ai padroni di casa, e la pressione sulla Pulga sarà enorme: piccolo grande uomo, fantascientifico talento calcistico, ultima speranza di una nazione in crisi sotto tanti punti di vista, che oggi come in passato si attacca al calcio per mettere da parte le proprie tragedie.

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