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venerdì 14 ottobre 2011

Chi nuota e porta la croce

Reazioni indignate da mezza Italia alle parole di Federica Pellegrini, sulla possibilità per lei, atleta simbolo del nuoto azzurro, di portare la bandiera italiana alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Londra 2012.

Adesso, che ci si indigni per questo, in un Paese che non sa indignarsi per ben altro (la politica, in primis, ma anche le condizioni del lavoro giovanile, ecc.) a me personalmente fa parecchio ridere. C'è sicuramente chi ci specula sopra, chi prende posizione solo per far comparire il proprio nome tra le righe d'agenzia, chi coglie la palla al balzo per professare pubblicamente la propria fede (minuscola). Ma c'è anche una parte di Paese che, alla notizia del gran rifiuto di Fede, ha pavlovianamente reagito, stracciandosi le vesti, o quanto meno scuotendo il capo con autoritaria riprovazione. Non c'è più rispetto per i simboli.

Eppure, la Fede più forte che c'è è la stessa che l'inno di Mameli lo fa suonare in piscina con una frequenza bestiale, a seguito di prestazioni accecanti, nel naturale scorrere delle cose, quando si ha talento e lo si mette a frutto. E' la stessa quando vince un oro e quando rifiuta di portare la bandiera. Si dirà, si critica l'uscita, non l'atleta. D'accordo, ma viene altrettanto naturale (come le sue vittorie) pensare che, rifiutando oggi, sarà lei rifiutata domani (dalla rosa delle future candidate al ruolo di portabandiera). E quindi, che rifiutando oggi Fede si sia chiamata fuori hic et nunc, nunc et semper dal film della cerimonia. Al massimo, farà la comparsa, certo non la protagonista.

Tutto questo ricorda l'analoga vicenda di Massimiliano Rosolino, che rifiutò la parte per motivi identici a quelli della Pellegrini. Eppure, per il Cagnaccio non ci fu la levata di scudi odierna, forse per maggiore discrezione nel declinare, forse per minore "attaccabilità" del personaggio, scanzonato ma saldo nel canone italico. La Pellegrini, da questo punto di vista, è assai più impallinabile, non fosse solo per quel suo vizio di vincere.
Tuttavia, si fa fatica (noi sì) a credere che i nuotatori non possano reggere lo sforzo di portare la bandiera alla cerimonia, quanto si fa fatica a credere che l'affermazione "non fa per me, l'onore vada ad un altro (o un'altra)", sia davvero un motivo di indignazione, in un Paese dove molti pensano di poter e saper fare tutto.

Sia dunque portabandiera Josefa Idem, o lo sia Valentina Vezzali, o chiunque possa rappresentarci in modo vincente e abbia voglia di metterci la faccia (e le gambe). L'importante, però, è che non nuoti.