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domenica 11 dicembre 2011

Per chi si fosse perso el Clàsico: Real Madrid-Barcellona 1-3

Quando il sabato sera gira male, può bastare la partita di calcio più sentita d'Europa a risollevarlo? Forse sì. Ieri sera no. Ieri sera qualcuno (come me, e come il Real) era partito per suonare (e suonarle al Barça) e le ha buscate (nonostante Busquets).

Pronti via, si dice così, e via male la palla dai piedi di Valdes. Tiki-taka tra Di Maria, il già citato Sergi (due rimpalli) e io-non-ci-sono-Ozil, ed ecco spuntare il corpaccione di Karim Benzema, solo soletto davanti a Victor. Bravo Piqué a lasciare tutti in gioco (ma che diavolo ci faceva a mezzo metro dalla linea di fondo???), gol facile facile. 1-0 Real, la musica è cambiata, ora sono volatili per diabetici, caro Pep Guardiola.

Invece nulla è cambiato. Il Barcellona non gioca benissimo, rispetto al suo solito, ma gioca benissimo, rispetto ai bianchi. Niente da fare, l'intensità di Diarra e Fabio Coentrao non bastano, la Pulce non sarà Maradona, ma quando se ne porta a spasso quattro in mezzo al Bernabeu e serve Sanchez (Alexis, come lo chiamano in Catalunya), ricorda tanto il Pibe. 1-1, ciao Mou.

martedì 29 novembre 2011

Cogni ergo Blaugrana

Ospito per la prima volta il pezzo di un collega. Si tratta di Marco Cognigni, detto il Presidentissimo, per l'omonimia con quello della Viola. Marco lavora a Sky Sport 24, ed è una colonna portante degli aggiornamenti grafico-testuali. E' anche un grande amante del bel calcio, e l'articolo che segue "rompe" il silenzio che mi sono imposto sul football, almeno per quanto riguarda "Passport". Il pezzo merita davvero di essere letto con attenzione: enjoy it!!!

I marziani sono tornati sulla terra. E’ stato un novembre grigio quello che ha accompagnato il cammino del Barcellona in giro per la Spagna, dalle nuvole di Bilbao al fulmine di Getafe firmato Juan Valera. Cinque punti persi per strada nell’arco di venti giorni, roba da comuni mortali.

Segnali di vulnerabilità che fanno sghignazzare Mourinho e il suo Real, sempre più primo in una Liga dal copione diverso rispetto alle ultime recite. Incidenti di percorso? Oppure in Catalogna è il caso di preoccuparsi? Qualche ansia è lecito averla, anche se ti chiami Messi o Guardiola.

La stagione sta entrando nel vivo e i blaugrana (da buoni alieni) non lottano solo per il titolo nazionale, ma allargano i loro orizzonti all’Europa e al mondo. Per riuscire nella scalata, però, servono brillantezza e un pizzico di fortuna, ingredienti che di recente scarseggiano nel frigo di master chef Pep.

Contro il Getafe Messi si è visto annullare un gol valido, ha colpito un palo ed è rimasto “impalato” a ripensare al suo errore. Sia chiaro, ragioniamo sempre di un Barça capace di comandare il gioco, ma se l’avversario non va in tilt possono essere dolori. Anche a San Siro, nonostante una prestazione autoritaria, sono serviti un calcio di rigore e un mezzo autogol di Van Bommel per portare a casa il primato nel girone di Champions.

Parla il campo, parlano i numeri: vola il Real a +6, corrono le inseguitrici Valencia e Levante, rispettivamente a -1 e -2 dai catalani. Cornice non ideale nella quale preparare il Mondiale per Club, che scatterà il 15 dicembre in Giappone subito dopo il “clàsico” in programma al Bernabeu cinque giorni prima. Una formalità chiamata semifinale, poi l’appuntamento atteso da tutti contro il Santos di Ganso e Neymar.

Mille spauracchi, mille tranelli nel percorso verso la gloria. In un famoso film James Bond lo gridava a chiare lettere: “the world is not enough”, il mondo non basta. Lui era un eroe, a Barcellona i marziani sono tornati sulla Terra. Proprio per questo, il mondo, sarebbe il caso di farselo bastare.