Quando il sabato sera gira male, può bastare la partita di calcio più sentita d'Europa a risollevarlo? Forse sì. Ieri sera no. Ieri sera qualcuno (come me, e come il Real) era partito per suonare (e suonarle al Barça) e le ha buscate (nonostante Busquets).
Pronti via, si dice così, e via male la palla dai piedi di Valdes. Tiki-taka tra Di Maria, il già citato Sergi (due rimpalli) e io-non-ci-sono-Ozil, ed ecco spuntare il corpaccione di Karim Benzema, solo soletto davanti a Victor. Bravo Piqué a lasciare tutti in gioco (ma che diavolo ci faceva a mezzo metro dalla linea di fondo???), gol facile facile. 1-0 Real, la musica è cambiata, ora sono volatili per diabetici, caro Pep Guardiola.
Invece nulla è cambiato. Il Barcellona non gioca benissimo, rispetto al suo solito, ma gioca benissimo, rispetto ai bianchi. Niente da fare, l'intensità di Diarra e Fabio Coentrao non bastano, la Pulce non sarà Maradona, ma quando se ne porta a spasso quattro in mezzo al Bernabeu e serve Sanchez (Alexis, come lo chiamano in Catalunya), ricorda tanto il Pibe. 1-1, ciao Mou.
Eppure c'è sempre CR7. Il codice fiscale più bello del Portogallo spreca la palla del raddoppio, dopo una delle rare azioni calcistiche del Real. La spreca del modo peggiore, tirando di piattone potente senza prendere la mira, come se bastasse tenere le gambe larghe per dimostrare di essere forte. Impari da Messi, se non la tecnica, l'abnegazione. Ho visto Leo farsi 40 metri di campo, verso la propria porta, dopo aver perso palla in attacco. Ho visto Leo farsi ammonire e poi rischiare l'espulsione (ma che dramma, a pensarci...) pur di non mollare mezzo metro agli odiati madridisti. Chapeau, Lionel.
Secondo tempo. Ricordate Iniesta e Xavi? Sono sempre lì, a far girare palla, anche quando Fabregas è a merenda con io-non-ci-sono-Ozil, anche quando i gialli fioccano e le entrate (blancas su blaugrana) si incattiviscono. Iniesta ridicolizza ogni avversario gli capiti a tiro; Xavi, che per far vedere di essere il migliore gioca con una mano dietro la schiena, pesca il jolly dal mazzo. O meglio, pesca Marcelo in posa da fesso e il palo interno alla sinistra di Casillas. Tiki-taka, goal, 1-2. Anche quando non stai umiliando l'avversario in casa sua, sul piano del gioco, trovi sempre il modo di farlo passare per fesso.
Sparito definitivamente il Real? Non precisamente. C'è sempre il codice fiscale più bello del Portogallo. Purtroppo, mi viene da dire: sbaglia incredibilmente il gol del 2-2, dopo una punizione ribattuta fuori; gli arriva un cross da sinistra che chiede solo di esser mutato in gol, e il Bernabeu trattiene per lunghi decimi il respiro. Poi, fuori. "Bravo CR7, così si fa": a pensarlo è Valdes, che dopo la topica del primo minuto vede la sorte arridergli.
Ora sì che il Real non c'è più. Xavi e Iniesta, sempre loro, fanno girar la palla da destra, a sinistra e poi ritorno, ed ecco salire Dani Alves (ah ma c'è anche lui!). Traversone da destra, dicevamo, spunta Fabregas (che nel frattempo aveva salutato io-non-ci-sono-Ozil) ed è 1-3. Anche il più inutile degli ospiti riesce a far festa, questo dovrebbe dare la misura della partita.
Entra pure Kakà, reduce del 15-18. Rischia persino di segnare il 2-3, non fosse per il gomito, baciato dalla fortuna, in possesso di Valdes. Taci, avrà pensato, che di questo passo mi porto a casa pure l'undicesimo Clàsico. E infatti è così, Real Madrid-Barcellona 1-3.
Post Partita, sala stampa del Bernabeu. Guardiola va dentro per primo, risponde professoralmente a tutte le domande, punge lievemente la carne ferita dei madridisti ("Mi aspettavo questo Real..."), ma in tutto ciò un particolare non mi sfugge. Pep si gratta. Si gratta il viso di continuo, un dito per volta, una porzione per volta. Vuoi il caldo, vuoi la tensione, ma di solito chi si gratta parti del viso richiama, inconsciamente, fastidio per la situazione che sta vivendo, e più in generale richiama attenzione su di sè, più che sulle parole che sta pronunciando. Sarà pure un trip da psicologi, ma a me Pep non sembrava un allenatore rilassato dopo aver stanato il nemico e averlo steso ad asciugare.
Poi arriva Mou. Definisce il Barça fortunato, e tanto basta a celare il livore che gli è cresciuto da quando è alla casa Blanca. Alla prossima, sperando sia più equilibrata.
HIGHLIGHTS Real Madrid-Barcellona 1-3
Pronti via, si dice così, e via male la palla dai piedi di Valdes. Tiki-taka tra Di Maria, il già citato Sergi (due rimpalli) e io-non-ci-sono-Ozil, ed ecco spuntare il corpaccione di Karim Benzema, solo soletto davanti a Victor. Bravo Piqué a lasciare tutti in gioco (ma che diavolo ci faceva a mezzo metro dalla linea di fondo???), gol facile facile. 1-0 Real, la musica è cambiata, ora sono volatili per diabetici, caro Pep Guardiola.
Invece nulla è cambiato. Il Barcellona non gioca benissimo, rispetto al suo solito, ma gioca benissimo, rispetto ai bianchi. Niente da fare, l'intensità di Diarra e Fabio Coentrao non bastano, la Pulce non sarà Maradona, ma quando se ne porta a spasso quattro in mezzo al Bernabeu e serve Sanchez (Alexis, come lo chiamano in Catalunya), ricorda tanto il Pibe. 1-1, ciao Mou.
Eppure c'è sempre CR7. Il codice fiscale più bello del Portogallo spreca la palla del raddoppio, dopo una delle rare azioni calcistiche del Real. La spreca del modo peggiore, tirando di piattone potente senza prendere la mira, come se bastasse tenere le gambe larghe per dimostrare di essere forte. Impari da Messi, se non la tecnica, l'abnegazione. Ho visto Leo farsi 40 metri di campo, verso la propria porta, dopo aver perso palla in attacco. Ho visto Leo farsi ammonire e poi rischiare l'espulsione (ma che dramma, a pensarci...) pur di non mollare mezzo metro agli odiati madridisti. Chapeau, Lionel.
Secondo tempo. Ricordate Iniesta e Xavi? Sono sempre lì, a far girare palla, anche quando Fabregas è a merenda con io-non-ci-sono-Ozil, anche quando i gialli fioccano e le entrate (blancas su blaugrana) si incattiviscono. Iniesta ridicolizza ogni avversario gli capiti a tiro; Xavi, che per far vedere di essere il migliore gioca con una mano dietro la schiena, pesca il jolly dal mazzo. O meglio, pesca Marcelo in posa da fesso e il palo interno alla sinistra di Casillas. Tiki-taka, goal, 1-2. Anche quando non stai umiliando l'avversario in casa sua, sul piano del gioco, trovi sempre il modo di farlo passare per fesso.
Sparito definitivamente il Real? Non precisamente. C'è sempre il codice fiscale più bello del Portogallo. Purtroppo, mi viene da dire: sbaglia incredibilmente il gol del 2-2, dopo una punizione ribattuta fuori; gli arriva un cross da sinistra che chiede solo di esser mutato in gol, e il Bernabeu trattiene per lunghi decimi il respiro. Poi, fuori. "Bravo CR7, così si fa": a pensarlo è Valdes, che dopo la topica del primo minuto vede la sorte arridergli.
Ora sì che il Real non c'è più. Xavi e Iniesta, sempre loro, fanno girar la palla da destra, a sinistra e poi ritorno, ed ecco salire Dani Alves (ah ma c'è anche lui!). Traversone da destra, dicevamo, spunta Fabregas (che nel frattempo aveva salutato io-non-ci-sono-Ozil) ed è 1-3. Anche il più inutile degli ospiti riesce a far festa, questo dovrebbe dare la misura della partita.
Entra pure Kakà, reduce del 15-18. Rischia persino di segnare il 2-3, non fosse per il gomito, baciato dalla fortuna, in possesso di Valdes. Taci, avrà pensato, che di questo passo mi porto a casa pure l'undicesimo Clàsico. E infatti è così, Real Madrid-Barcellona 1-3.
Post Partita, sala stampa del Bernabeu. Guardiola va dentro per primo, risponde professoralmente a tutte le domande, punge lievemente la carne ferita dei madridisti ("Mi aspettavo questo Real..."), ma in tutto ciò un particolare non mi sfugge. Pep si gratta. Si gratta il viso di continuo, un dito per volta, una porzione per volta. Vuoi il caldo, vuoi la tensione, ma di solito chi si gratta parti del viso richiama, inconsciamente, fastidio per la situazione che sta vivendo, e più in generale richiama attenzione su di sè, più che sulle parole che sta pronunciando. Sarà pure un trip da psicologi, ma a me Pep non sembrava un allenatore rilassato dopo aver stanato il nemico e averlo steso ad asciugare.
Poi arriva Mou. Definisce il Barça fortunato, e tanto basta a celare il livore che gli è cresciuto da quando è alla casa Blanca. Alla prossima, sperando sia più equilibrata.
HIGHLIGHTS Real Madrid-Barcellona 1-3

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