Ieri mattina, a Genova, sono cominciati i Global Games 2011. E' una manifestazione che vede in gara atleti affetti da disabilità intellettivo-relazionale, categoria assente dalle Paralimpiadi da 11 anni. L'ultima volta fu a Sydney 2000, ma da allora questi atleti vennero esclusi dalla rassegna a cinque cerchi. Il motivo? Mancanza di uniformità nel definire, per ciascun atleta, il tipo di disabilità, con conseguenti "squilibri" nelle competizioni.
E poi ci sono i Global Games, giunti alla terza edizione. Inclusione, e non esclusione, la linea guida. Normalità, l'aspirazione cui anche Luca Pancalli, presente alla cerimonia di inaugurazione in Piazza De Ferrari, ha fatto riferimento.
Il bello di questi "Global Games" sta sì nelle otto discipline, nei tanti atleti (circa 1200) e delle tante lingue (36 paesi in competizione), ma soprattutto sta nel senso di inclusione che porta agli atleti e a chi in quegli atleti si può rispecchiare.
Allo stesso modo, questa manifestazione può funzionare da stimolo per quel pezzo di terra che mi è tanto caro. Genova e la Liguria tutta potrebbero imparare, da questi Global Games, come si possa fare sport, vivere lo sport e vivere di sport. Partendo dal ripensare le strutture, poche e spesso arretrate, e dalla pura passione sportiva, che anche oltre il calcio, dalle mie parti pare non mancare mai.

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