martedì 13 settembre 2011
Nella notte, di nuovo Nole
Mi rendo conto perfettamente della ripetitività di un gesto, l'esaltazione di Novak Djokovic, che riesce tanto bene ai lecchini quanto ai sinceri ammiratori.
Tuttavia, trovo necessario restituire la grandezza di Nole formato 2011. Non so se c'entri la dieta, il crollo di King Roger o il crampo mediatico di Nadal. Quest'anno il serbo, per anni indicato come il più simpatico tra i più forti, ma non il più vincente, ha riscritto i record e le gerarchie. E molto più della classifica ATP, conta quel dato, impressionante quanto preciso: due sole sconfitte, per mano di Federer (semifinale, al Roland Garros) e di Murray (finale a Toronto). Per il resto, solo vittorie, vittorie, vittorie.
Nulla meglio della faccia di Rafael Nadal, dopo la conclusione delle due finali, a Wimbledon e a Flushing Meadows, può raccontare lo scacco matto subito dal maiorchino. Proprio lui, che si era trovato dall'altra parte della rete, a vincere tre slam su quattro nel 2010, ha perso lo scettro nel giro di dodici mesi.
A Djokovic non resta che bissare il successo ottenuto lo scorso anno in Coppa Davis, al fianco di Tipsarevic, Troicki e Zijmonic, e a quel punto sarà leggenda, consacrata nell'anno del Signore 2011.
Per chi lo ha amato da subito, dai suoi esordi pepati nei Master 1000 passando per il trionfo su Tsonga all'Australian Open 2008, resterà per sempre Nole, genio slavo e braccio d'acciaio.
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